News

Buongiorno, GIRLS! 

La novità di cui vi parlavo in questi giorni riguarda la novella di Natale, con protagonisti Indy, Elijah e Aiyana. E’ una novella a scopo benefico che sarà inserita in una raccolta, la bellissima idea di questa iniziativa è nata dal blog Book’s Angel. 

Non vedo l’ora che la leggiate! Vi anticipo che sarà molto commovente e sexy!

senza-nbdtitolo-1vccdszxtitolo-2

Annunci

Scene tagliate 2

Elijah

Quando quell’estate conobbi Indiana, immaginai di trascorrere il mio compleanno con lei. Avrei voluto accamparmi sulla spiaggia, accendere un falò e parlare dei progetti da realizzare insieme, bere birra, ascoltare musica rilassante e guardare le stelle. Poi avrei voluto fare l’amore tutta la notte e guardarla addormentarsi tra le mie braccia. Non accadde niente di tutto ciò, perché io e lei eravamo già lontani.
Adesso, dopo 4 lunghi anni la storia si ripete. Se non avessi combinato quel gran casino, almeno oggi avrei trascorso un compleanno decente. Peccato che non sia andata così. Certo, la giornata era iniziata bene, poi quella stronzetta mi ha rifilato una bella batosta. Pensavo che dopo aver fatto l’amore in quel modo così coinvolgente, come se non avessimo mai rotto, come se non ci fossimo mai fatti del male, sarebbe cambiato qualcosa. Per me è stato così, lo è stato anche per lei, l’ho visto nei suoi occhi d’alba. Eppure non ho capito a quale gioco stia giocando Indiana. Mi ha respinto, lasciandomi a bocca asciutta come un coglione qualsiasi. Mi ha trattato di merda, mi sono sentito usato dalla ragazza che amo da sempre, che ora non sembra più la stessa. Dopo che mi ha salutato in quel modo assurdo, uscendosene con un freddissimo vabbè, ci si vede, sono tornato in quella topaia in cui vivo, ho aperto il frigo e mi sono scolato tutte le birre, concludendo alla grande il mio compleanno del cazzo. Poi sono uscito di notte fonda, e a piedi, barcollando schifosamente, sono arrivato a casa di Indiana, ho scavalcato il cancello con l’intenzione di osservarla dormire. Ma quando ho buttato lo sguardo attraverso lo spiraglio della finestra della camera da letto, lei non c’era. Cristo, che rabbia! Centomila domande si sono arrovellate nel mio fottuto cervello: dov’è? Con chi? Perché non sta dormendo nel nostro letto? Mi sono disperato come uno psicopatico scappato da un manicomio, ho imprecato contro tutto e tutti urlando nel bel mezzo della notte, poi sono corso a prendere la Camaro, e ubriaco fradicio ho girovagato per la città con l’intenzione di trovarla. Non sapevo da dove iniziare, questa fottuta città è enorme, una parte di me, quella ancora leggermente lucida mi suggeriva di tornare a casa e dormire, lasciare Indiana in pace e darle altro tempo per riflettere. La parte peggiore di me, quella aggressiva e delirante invece mi ordinava di cercarla in ogni angolo della città, e una volta trovata, di riportarla di peso a casa anche contro la sua volontà. In fondo è così che si deve fare con le donne. Se prendono il sopravvento, sei fottuto!
Io ho sbagliato, è vero, ma lei sta portando questa situazione troppo per le lunghe, deve dirmi esattamente se vuole o non vuole tornare con me. Non mi piacciono i dubbi e le contraddizioni, io sono sicuro al 100% di amare solo lei e di volerla con tutto me stesso. La cazzata che ho fatto mi ha aiutato a capire che nessuna è come Indiana. Le altre non contano niente, anche se più sexy e ammalianti. Sono sicuro che dopo questa schifosa esperienza non mi azzarderò mai più a farle del male. La vita senza di lei è uno schifo. Mi sento di impazzire e morire ogni giorno, e più il tempo passa e più peggioro. Devo riaverla a tutti i costi, cazzo!
Dopo aver perlustrato la Downtown, sono ritornato a Santa Monica. Logicamente cercare una ragazza ad L.A. è come cercare un ago in un pagliaio.
Alla fine non ho risolto un cazzo di niente, mi sono addormentato in macchina fuori casa sua. La aspetterò anche per giorni, da qui non mi schioderò nemmeno morto.

Mi sveglio a causa di ripetuti colpetti al vetro della mia auto. Mi stropiccio gli occhi e cerco di mettere a fuoco. La mia testa sembra un tamburo, mi sto sbronzando da non so quanti giorni consecutivi, non riesco mai a riprendermi del tutto, maledizione. Indiana mi fissa impalata accanto alla macchina, è mattina, la luce del sole la illumina come se avesse un’aurea dorata, ma lei è tutto tranne che un angelo.
«Cosa ci fai qui fuori?» domanda metà incazzata e metà incuriosita. Indossa una t-shirt larga che le arriva alle cosce, non è la sua, non è la mia. Di chi cazzo è? Scendo dall’auto come una belva, se non mi calmo, potrei uscire fuori di testa e non controllare le mie azioni.
«Dove cazzo sei stata stanotte, eh?» urlo. Lei continua a fissarmi con sfida, le mani appoggiate sui fianchi, i piedi puntati a terra. Questo suo atteggiamento mi snerva e mi eccita.
«Non sono affari tuoi, Elijah. Tu ed io non stiamo più insieme, lo vuoi capire o no? Io sono libera di fare quello che voglio» afferma, convinta delle sue parole.
Sogghigno nervoso levandomi il ciuffo dalla fronte. «Questa messa in scena è durata fin troppo. Facciamo le fottute valigie e ce ne torniamo in Alabama. Così capirai come stanno davvero le cose» esclamo. Che stronzo, non conto mai fino a 5 prima di sparare cazzate.
Lei scoppia a ridere, sbalordita. «Tu sei completamente pazzo. E poi, di quale messa in scena parli? Sentiamo».
Senza riflettere, la afferro per i fianchi e la sbatto contro l’auto, lei mi guarda sorpresa e un po’ spaventata. Non me ne frega un cazzo. La blocco contro la portiera e pianto i miei occhi nei suoi.
«Di questo tuo atteggiamento da stronza glaciale. A stento mi guardi e mi parli, quando invece vorresti che ti scopassi senza sosta, come abbiamo sempre fatto» mormoro, incombendo su di lei.
Rabbrividisce e mi guarda con sprezzo. «Sei uno stronzo schifoso. Lasciami andare, prima che mi metta ad urlare».
«’Fanculo, urla pure, qua nessuno interviene. Cos’è? Stanotte ti sei scopata quel coglione? Non vuoi più essere toccata da queste mani?» biascico, insinuandomi sotto la sua t-shirt.
«Smettila, Elijah» mormora, fissandomi con gli occhi sbarrati.
«Smettila tu, Indiana. Ho cercato di comportarmi bene, ma a quanto pare con te devo usare le maniere forti» affermo, spingendomi contro di lei. Sento il calore del suo corpo filtrare da quella t-shirt, il cui proprietario morirà nel giro di minuti.
«Stai esagerando, sembri un folle» balbetta, rimpicciolendosi.
«Tu mi stai riducendo così» digrigno.
Sul suo viso impallidito appare una smorfia di dolore e frustrazione, cosa darei per vederla sorridere. Di questo passo otterrò solo il suo disprezzo, eppure non riesco a comportarmi diversamente. Questa ragazza mi fa vaneggiare.
«Ehi, cosa succede qui?» la voce di quel brutto coglione mi arriva alle orecchie come lo sparo di una revolver. Proprio lui stavo aspettando, non ho il tempo di voltarmi che mi afferra per le spalle, tirandomi via da Indiana. Vuole lo scontro lo stronzo, perfetto, non aspettavo altro. Piombo su di lui, gli mollo un gancio destro, e poi uno sinistro. Riesce a schivarne uno, replicando con un pugno. Lo paro, corro verso di lui e lo afferro per i fianchi, buttandolo sull’asfalto. Lo blocco con le gambe e inizio a riempirlo di cazzotti in faccia, lui cerca di pararsi con le braccia e anche di liberarsi. Riesce a spingermi perché è forte, cado sulla schiena e adesso è lui ad aggredirmi. Mi assesta un pugno in pieno viso, mi svincolo dalle sue braccia e riesco ad afferrargli il collo. Lo stringo con ferocia, voglio soffocarlo, le nocche delle mie mani sbiancano, mentre la pelle del suo collo diventa rossa.
Indiana interviene urlando. «Elijah, lascialo andare!». No che non lo lascio andare, stringo ancora di più la presa, voglio vederlo soffrire, deve implorarmi e scappare via con la coda tra le gambe.
Il coglione cerca di liberarsi, mi afferra le mani, i suoi occhi sono lucidi, ma io non mollo. A quel punto Indiana si scaraventa su di noi e io sono costretto a lasciare la presa dal collo di quello stronzo. Lui cade di lato iniziando a tossire, mentre Indiana lo aiuta ad alzarsi.
«Lo stavi uccidendo, cosa diavolo ti passa per la testa?» apostrofa addolorata. Già, cosa mi passa per la testa? Volevo farlo fuori, non si capisce? Con un po’ di fatica mi rimetto in piedi, cerco di avvicinarmi a lei, ma con uno sguardo truce mi respinge.
«Indiana…» balbetto. L’adrenalina dello scontro scorre nelle mie vene.
«Non ti avvicinare. Sei un violento, ti odio».
Non urla, pronuncia questa frase con una calma che mi terrorizza a morte, è serissima, non lo sta dicendo solo perché è incazzata, mi odia davvero. E lo sento, e lo vedo, e fa male. La ragazza che amo da 5 lunghissimi anni mi odia. Perfetto, coglione. La colpa di tutto questo è solo mia, sono stato io a provocare questa reazione a catena. L’ho spinta io a detestarmi.
«Ascolta» continuo, ignorando del tutto quel Tiago che un po’ alla volta si sta riprendendo.
Indiana lascia il braccio del ragazzo e cammina verso di me spedita, gli occhi infuocati, l’espressione furente. Non mi muovo, sono curioso di vedere cosa fa. Arriva ad un passo da me e le sue mani, le stesse che ieri mi hanno sfiorato il petto e graffiato la schiena, vanno a spingermi con forza. Indietreggio di poco, la spinta di Indiana è energica.
«Vattene via, Elijah, non voglio vederti più» afferma, la tempesta negli occhi. Ignoro la sua imposizione e faccio alcuni passi verso di lei, mi gira la testa, colpa del dopo sbronza, ma soprattutto delle sue parole assassine.
«Che cazzo significa che non vuoi vedermi più?» ripeto la sua frase a fatica.
Il suo viso si dipinge di amarezza, ricaccia indietro le lacrime, ma io riesco a vederle. Sono lacrime di rabbia e frustrazione, le stesse che vorrei cacciare io, ma non ne sono capace.
Deglutisce. «Secondo te?» domanda, la voce rotta dall’imminente pianto.
Scuoto la testa e invado il suo spazio personale con altri due lunghi passi. Non c’è alcuna distanza tra noi, siamo come un unico corpo, ma questa volta non ci stiamo amalgamando, questa volta ci stiamo distaccando.
«No, cazzo. Non ci posso credere. Stai con quel coglione? Cristo. Io lo uccido!» sbraito.
Ho perso la ragione, sto delirando, vorrei spaccare tutto, maledizione. Vorrei distruggere il mondo intero.
Lei sbatte le palpebre, apre la bocca per rispondere, ma non voglio ascoltarla. Non posso sentire: sì, Tiago ed io abbiamo scopato e stiamo insieme. Questo è troppo. Mi rifiuto, cazzo. Potrei ucciderlo sul serio e passare brutti guai per colpa di quel bastardo.
Indiana mi fissa, è come se aspettasse una mia reazione. Brutta stronza, mi stai facendo a pezzi.
Non glielo dico, mi limito a sostenere il suo sguardo, questa è una nuova guerra, e lei è in largo vantaggio. Chi si arrenderà prima è da vedere. Io sto per mollare, alzerei la bandiera bianca ma non è da me. Tuttavia credo sia l’unica soluzione, lei è diventata imperturbabile, non mi lascia penetrare nel suo scudo invisibile, l’ho delusa, l’ho ferita, l’ho distrutta. Come posso biasimarla? È quello che mi merito, mi sta punendo, e nolente devo accettare. Non voglio arrendermi però, la amo troppo per dirle addio, lei appartiene a me e non sarà mai né di Tiago né di nessun’altro. Oggi però devo necessariamente ritirarmi, sono debole per combattere, mi ha prosciugato l’energia con un solo sguardo. E così finisco per girare i tacchi, salire in auto e andare via. La guardo dallo specchietto retrovisore con un macigno piazzato sul cuore, e posso giurare che immediatamente è scoppiata a piangere.
Indiana
Osservo Elijah andare via, mentre le lacrime m’inondano gli occhi e il cuore mi sanguina. Non ha nemmeno ascoltato la mia risposta, ha preferito voltarmi le spalle e scappare. Tipico di lui. Cristo, lo detesto, perché mi sta facendo questo? Perché si sta accanendo contro il mio cuore frantumato? Quel ragazzo è il più assurdo enigma che possa esistere al mondo. Credevo di conoscerlo, invece non sono riuscita ancora ad afferrarlo. È controverso, instabile, aggressivo, e amandolo ho perso la ragione. Sebbene lo ami più di prima, non posso continuare in questo modo, finirei per aprire una finestra e catapultarmi giù. Chi l’ha detto che amare una persona comporta anche soffrire in modo indicibile? Non si può solo amare ed essere felici?
A quanto pare con Elijah bisogna penare. La domanda che mi pongo spesso è: sono ancora disposta a farlo? Maledizione, non lo so. Sono così stanca e sfinita, vorrei trovare un po’ di pace, tutto qui. Mi chiedo se si è già arreso o stia escogitando un piano di attacco. In entrambi i casi io ci sarò sempre per lui, è scritto nelle stelle, il Grande Spirito ne è testimone.
Asciugo le lacrime con il dorso della mano e ritorno da Tiago, sta meglio, ha solo dei segni rossi intorno al collo. Elijah stava davvero per soffocarlo, menomale che grazie al mio intervento non si è spinto oltre.
«Senti, mi dispiace per tutto questo casino, non dovresti trovarti coinvolto ogni volta. È meglio troncare qui la nostra amicizia se così vogliamo definirla» spiego schietta. Sono incazzata anche con lui. Mi aveva promesso che non si sarebbe sbilanciato con me, che tra noi ci fosse stata solo amicizia, invece stanotte ha approfittato del mio pessimo stato. Ero triste, arrabbiata e ubriaca e lui mi ha baciato, poi siamo andati a casa sua e stamattina all’alba mi sono ritrovata mezza nuda nel suo letto. Non ricordo un cavolo. È probabile che abbia fatto sesso con lui, ma è anche possibile che mi sia semplicemente addormentata. Non gliel’ho chiesto ancora e sinceramente non sono sicura di volerlo sapere. Posso rimanere anche nel dubbio, non m’importa più di niente ormai.
Tiago si massaggia il collo e mi osserva dispiaciuto.
«Anche a me dispiace, e ti capisco, davvero. Poteva funzionare tra noi, sai?» dice senza perdere il suo sorriso allegro.
Ridacchio. «Sì, poteva funzionare. Mi saresti piaciuto tanto, Tiago. Ma come ben sai, io appartengo a quel bastardo tatuato che è da poco sfrecciato via».
Scrolla le spalle. «Lo so Indiana, stanotte non facevi altro che pronunciare il suo nome, mentre… dormivi. Non abbiamo fatto sesso, ho mantenuto la mia promessa» confessa. Oh, menomale.
Gli sorrido. «Sei davvero una bella persona, Tiago, avrei voluto incontrarti anni fa» l’ultima frase mi scappa dalle labbra. Non l’ho mai pensata questa cosa, eppure l’ho detta. Con Tiago mi sarei trovata benissimo, ne sono sicura, è allegro, simpatico, bello e divertente. Diverso sia da Aaron che da Elijah, quasi una via di mezzo tra i due.
Mi tira a sé e mi stritola in un abbraccio energico. «Saresti stata una perfetta scopamica, pazienza» dice e poi scoppia a ridere.
Lo spingo via. «Ma vaffanculo anche tu».
«Cosa farai adesso?» domanda.
Faccio spallucce. «Niente che io non abbia sempre fatto: sopravvivere. Ehi, non è un addio, possiamo vederci ogni tanto, quando mi capiterà di respirare».
Mi fissa intenerito, faccio così pena?
«E va bene. Non arrenderti, Indiana. Sei una tipa tosta, non farti annientare da lui. Forse non posso capire cosa provate l’uno per l’altra, ma sono riuscito a vederlo.
Tra voi c’è qualcosa di assoluto e inscindibile, quando siete vicini si scatena un terremoto. Non ho mai visto niente del genere. E lasciatelo dire, lui è un vero imbecille se molla tutto».
Sento nuovamente gli occhi pungermi, o forse non hanno mai smesso di lacrimare.
«Spero che lui non molli, lo spero tanto» farfuglio, ingoiando le lacrime.
Tiago mi abbraccia un’altra volta e poi decide di andare via, promettendomi di porgermi la sua mano in qualsiasi momento. Lo ringrazio per l’ennesima volta, e finalmente posso rintanarmi in casa a disperarmi in solitudine.

***
Elijah

Quando mi sveglio, il sole è tramontato, una fascia di luce arancio entra attraverso la finestra illuminando la stanza. Indiana ed io ci abbiamo dato dentro per circa due ore di seguito, poi siamo crollati esausti e senza forza fisica. A tentoni cerco il suo corpicino caldo e sexy ma non è accanto a me. Mi stropiccio gli occhi, mettendomi a sedere, poi infilo i boxer e mi alzo, ho una dannata fame. Mi sposto in cucina e apro il frigo, do un’occhiata, afferro una banana e la sbuccio.
«Senti, biondina, cosa prepariamo per stasera? Qui non c’è un cazzo, dobbiamo fare la spesa».
Do un morso alla banana e la mastico lentamente. Indiana esce dal bagno con un piccolo asciugamano giallo che le copre a stento il culo, una scia di cocco e vaniglia la segue. Mi viene duro subito, ricomincerei daccapo, per altre interminabili ore.
«Mmh… io stasera ceno fuori» annuncia, tamponandosi i dread con le mani. Fuori?
«E con chi?» le domando subito, una lieve ira inizia a farsi spazio dentro me.
«In pratica mi ha chiamata Liu poco fa, ha organizzato una cena con tutti i ragazzi del corso, poi verrà anche Tiago».
‘Fanculo a quel Tiago di merda.
«Lo sapevo che c’entrava anche quello. Vengo anch’io» dico d’impulso, prima che possa impormi il contrario.
Mi fissa con quello sguardo da furba. «Hai già scordato che ognuno deve avere i propri spazi? Poi ti scoccerai di sicuro. Parliamo solo di inchiostro, aghi e disegni».
Stringo gli occhi a fessura e le indico con le mani il mio torace completamente tatuato. «Cose che piacciono anche a me, biondina».
Mi mostra la lingua. «Essere tatuato e fare il tatuatore sono due cose differenti. Al cliente non interessa il lato tecnico, vuole solo un bel tatuaggio. Comunque se proprio ci tieni, vieni, ma dovrai tenere a freno la lingua, altrimenti ti lascio a casa da solo» minaccia scherzosamente.
Butto la buccia della banana nel cestino e mi avvicino a lei come un predatore. Rabbrividisce e le sue guance si fanno più accese.
Afferro i lembi dell’asciugamano e gliela tiro giù con un movimento netto. Lei lancia un gridolino divertito, le appoggio le mani sui fianchi, la prendo in braccio e la siedo sul bancone della cucina.
«Sei sicura che devo tenere a freno la lingua?» mormoro e poi le lecco il collo. Si morde le labbra e si appende alle mie spalle.
«Dai, sono appena uscita dalla doccia». La mia mano scivola sulla sua coscia.
«Meglio, sei ancora più buona e profumata» dico assaggiandole la pelle.
«Elijah, piantala, mi farai fare tardi» si ribella.
«La pianto solo se posso venire anch’io» avviso, continuando a leccarle la clavicola.
Annuisce, dandomi una leggera spinta. «Ok, questa volta hai vinto tu. Ma non aggredire Tiago, altrimenti m’incazzo sul serio» esclama.
Le faccio l’occhiolino. «Contaci, piccola». Sì, come no, l’ho risparmiato troppe volte quel coglione messicano.
Trattiene una risata, scende dal bancone e si riavvolge l’asciugamano intorno al corpo.
La fisso a bocca asciutta. «Non se ne fa niente?» le chiedo, deluso.
Scuote la testa, risoluta. «No. Certo che sei proprio incontentabile, abbiamo fatto sesso per due ore di fila, dammi tregua, anzi perché non vai a lavarti? L’appuntamento è tra circa un’ora».
Sbuffo, la tiro a me per il polso e le stampo un bacio sulle labbra. «Stanotte non ti darò tregua, preparati psicologicamente».
Mi sorride, facendomi riscaldare il cuore. Solo lei è capace di farmi sentire così bene.
«Ok, James Dean».



L’appuntamento è alla Downtown, Indiana ed io arriviamo con un po’ di ritardo, i suoi amici mezzi punk e mezzi rasta ci aspettano fuori l’Irish pub. Quando mi vedono scendere dall’auto, mi guardano straniti. Che diavolo vogliono? Non ho mai avuto l’occasione di rapportarmi con loro, quindi è giunto il momento di conoscere chi frequenta la mia ragazza. Mi presento un po’ a tutti, saluto Liu e lei mi riserva un’occhiata diffidente. Chi è che non lo fa? Sono capace di farmi odiare dal mondo intero. Indiana inizia a parlottare con la cinese e io mi accendo una sigaretta. Dopo scarsi dieci minuti vedo arrivare Tiago a bordo del suo quad. Non appena mi vede, cambia espressione, il suo perenne sorriso si spegne subito. 1 a 0 per me, brutto coglione. Scende dal suo mezzo e ci viene incontro. Saluta tutti e non può fare a meno di dirmi un neutrale ciao. Gli rispondo con un veloce cenno della testa, prendo Indiana per la vita ed entriamo all’interno del pub.
Io mi siedo al lato opposto di quel coglione, è meglio non averlo nella mia visuale. Indiana e la ragazza si siedono accanto a me, Tiago è distante anche da loro.
Ordiniamo da mangiare e nel frattempo facciamo un giro di birre, brindiamo ai tatuaggi e poi uno dei ragazzi inizia ad assillarmi di domande riguardo i miei tattoo. E così inizio a raccontargli ogni storia racchiusa dietro i miei tatuaggi, chi me li ha fatti, cosa rappresentano, e così via… Lui mi ascolta interessato e mi parla a sua volta dei suoi. Ogni tanto avverto lo sguardo incuriosito di Indiana e quello ostile e lontano di Tiago. Sta rosicando, bene, questo si merita chi vuole la mia donna.
A fine serata, dopo aver mangiato, i ragazzi decidono di fare un paio di partite a biliardo, scendiamo tutti nella sala giù, Indiana e Liu si siedono su delle poltroncine, mentre noi maschi sorteggiamo con uno stupido giochino chi deve iniziare la partita. Vinco io e un tipo con una cresta da gallo, quindi afferro la mia stecca e mi posiziono al lato del tavolo, mentre il mio avversario raggruppa le palle con il triangolo, poi si sistema difronte a me e apre il gioco. Mi concentro sulle palle, ma con la coda dell’occhio controllo Tiago, sta andando a sedersi accanto ad Indiana, ho promesso a lei che non mi sarei incazzato e che non avrei aggredito quell’imbecille.
Mi sforzerò di farlo, quindi riporto la mia attenzione sul tavolo da biliardo, pronto a stracciare il mio avversario.

Indiana

Da quando Elijah mi ha chiesto di diventare sua moglie sono letteralmente uscita fuori di testa. Credo che il mio già spropositato e folle amore per lui sia cresciuto ancora, non so più come contenerlo. Mi sembra troppo bello per essere vero, e fino a che non arriverà quel fatidico giorno, non ci crederò mai pienamente. Non abbiamo ancora deciso quando e dove, anche perché dobbiamo organizzarci con i miei e i suoi familiari, io preferirei in estate, ma dovrei aspettare altri mesi, quindi si potrebbe fare anche subito. Sprizzo felicità da tutti i pori, a volte mi ritrovo a cantare e saltellare improvvisamente come una cretina, ma lui questo non lo sa. Non glielo do a vedere, tento sempre di celare il mio entusiasmo, anche se mi sono sforzata di mettere una pieta su ciò che ha fatto, la verità è che non l’ho perdonato del tutto. Quindi preferisco comportarmi in modo un po’ distaccato, voglio tenerlo sulle spine, non deve avvertire che mi ha in pugno. È pur vero che lui conosca bene i miei sentimenti, e sa che senza di lui io non riesco nemmeno a respirare, però non voglio che se ne approfitti ancora, tutto qui.
«E allora, cosa mi racconti, chica?» Tiago viene a sedersi accanto a me, il sorrisone allegro e gli occhi un po’ lucidi per le troppe birre.
Lancio una veloce occhiata ad Elijah, è tutto concentrato a giocare a biliardo, non farà il guastafeste questa sera.
«Cosa vuoi sapere?» gli domando. Liu si alza e annuncia che va’ a prendere da bere.
Ride. «Lo sai cosa voglio sapere. Come si sta comportando?». E con gli occhi nocciola indica Elijah.
«Ora bene, davvero. Mi ha chiesto perfino di sposarlo» confesso con un mezzo sorriso. Lui sgrana gli occhi, è incredulo.
«Lui ti ha chiesto di… No, non ci credo. E tu hai accettato, ovviamente».
Scrollo le spalle e abbasso gli occhi. «Ovviamente, io lo amo. Ha messo la testa a posto. Lui non è cattivo, ha solo bisogno di essere guidato e spronato».
Tiago fa una smorfia di dissenso. «Se lo dici tu. A me è sembrato piuttosto cattivo, aggressivo e bastardo. Ma tu lo conosci meglio di me, quindi sai quello che fai. E poi sei una ragazza con gli attributi, e se hai deciso di fare un passo del genere è perché sei sicura di volerlo. Ti auguro il meglio». Tiago è sincero, è un bravo ragazzo e le pensa seriamente queste cose.
«Certo che sono sicura di volerlo. Elijah ed io ci apparteniamo da sempre, e nonostante gli alti e bassi, cerchiamo di resistere perché ci amiamo. E a te come va con Danielle?» gli domando, interessata.
Ridacchia. «Ci stiamo rifrequentando, e avevi ragione tu: mi piace da impazzire».
Gli mollo uno schiaffetto affettuoso sul braccio. «Vedi? Io ho sempre ragione».
Intanto ritorna Liu con due boccali di birra, uno lo porge a Tiago e un altro a me, si siede e ci guarda, poi improvvisamente, sbarra gli occhi come se avesse visto un fantasma.
«Oh, porca vacca» sussurra.
«Cosa c’è, Liu?» le domando. Tiago le chiede la stessa cosa. Liu mi sfila il bicchiere manda giù un sorso di birra, poi lo appoggia sul tavolino e afferra le mie mani. «Promettimi che non farai cretinate».
La fisso allibita, non ci sto capendo niente. «Chi cazzo c’è, Liu?». Con la testa mi indica la scala, mi volto lentamente e vedo una delle persone che più odio al mondo, la persona che non avrei mai più voluto incontrare: Alexandra.
«E chi è quella strafiga?» esclama Tiago, ha la bava alla bocca. Cristo, potrei impazzire.
Liu mi tiene ferma, io fremo di rabbia e nervosismo, la sola visione di quella stronza mi ha dato sui nervi, cosa diamine ci fa qui? Non è vestita come una spogliarellista, ma ha lo stesso il suo bel corpo in mostra, il sedere strizzato in un inguinale pantaloncino di jeans e una canotta nera aderente che le segna la forma dei seni abbondanti. Ha i capelli legati in una coda, le labbra truccate di rosso fuoco e lo sguardo da sgualdrina puntato nella sala. Non ha ancora notato Elijah, c’è davvero tanta gente qui dentro, non si respira.
«Io la uccido» digrigno tra i denti. Tiago capisce di chi si tratta dal mio sguardo furioso.
«È quella con cui ti ha tradito? La spogliarellista?» chiede.
Annuisco. «Sì, è proprio lei».
«Cristo. È davvero una bomba».
«’Fanculo, Tiago, abbiamo capito che è una bomba sexy».
Lui ridacchia e poi esclama. «Ora mi godo lo spettacolo!». Con gli occhi cerco Elijah, è ancora concentrato sulla partita, gli altri ragazzi sono intorno al tavolo per aspettare il loro turno di gioco. Alexandra si fa spazio tra la folla, non riesco a capire se sia da sola o in compagnia, poco importa, quando una è una puttana lo è sempre.
Con uno scatto mi alzo, liberandomi dalla presa stretta di Liu.
«Indy» esclama lei.
«Non faccio niente, giuro». E invece mi avvicino al tavolo da biliardo, mi nascondo dietro ad uno dei miei compagni di corso e osservo cosa succede.
Alexandra camminando si accorge di Elijah, fa uno sguardo perverso e non perde tempo, subito gli appoggia una mano sul braccio per attirare la sua attenzione.
«Chi si rivede, è proprio vero che il mondo è piccolo» esclama lei con un sorriso perfido sul volto.
Elijah s’irrigidisce, il suo viso si dipinge di stupore, lancia una veloce occhiata ai divanetti, e ovviamente non mi vede, perché io sono già qui.
Poi guarda Alexandra e le fa un cenno con il viso. «Ciao» mormora.
Io sono ancora nascosta dietro ai ragazzi, sono bassa e lei non riesce a vedermi, inoltre non sa che io sono la ragazza di Elijah.
«Così si saluta una vecchia amica?» dice lei, alzando il tono di voce per sovrastare la musica e il chiacchiericcio della gente.
Elijah la ignora e riprende a giocare, poi dice. «Perché non te ne vai, sono impegnato».
Lei abbozza un sorriso e non si schioda da lì. Ma che stronza. Se non se ne va subito prendo una stecca e gliela spacco in testa.
«No, non me ne vado. Voglio vedere la partita. Non me lo puoi impedire» afferma con quell’aria da poco di buono.
Elijah scuote la testa e colpisce una palla.
Liu appare alle mie spalle. «Cosa hai intenzione di fare?» mi sussurra all’orecchio.
Alzo l’angolo delle labbra in un sorriso di sfida. «Stai al gioco, Liu». La afferro a braccetto e spingo gli altri per arrivare accanto al tavolo e farmi vedere sia da Elijah sia dalla donna.
«Oh, Liu, guarda chi c’è» esclamo indicando Alexandra. La spogliarellista si sente chiamata in causa e si gira verso di noi. Ci mette a fuoco e poi ci sorride languida.
«Le fioriste. Kimberly, ti stavo ancora aspettando per il provino» dice, aggrottando la fronte. Assurdo.
Elijah mi rivolge un veloce sguardo interrogativo, lo ignoro e mi concentro sul nemico.
«Be’ ho avuto molto da fare, e poi preferisco svolgere lavori onesti, non sono una puttana io» affermo, iniziando a lanciarle le prime frecciatine.
Lei alza il mento e mi fissa con quegli occhi nerissimi. «Ti capisco, ma sai, a volte fare la puttana ha i suoi vantaggi, come portarsi a letto uno così, sbattendo solo le ciglia» e indica Elijah.
Maledizione, ci sta andando giù pensante. Ho i nervi a fior di pelle, devo calmarmi, sì ce la posso fare. No, non ce la faccio.
Liu mi stringe la mano ma io sciolgo il mio braccio dal suo e mi avvicino di più ad Alexandra. Intanto Elijah posa la stecca sul tavolo, ha finito il suo turno di gioco.
«Certo, ma tu sarai sempre quella di una scopata e via. Non sarai mai la prima scelta» replico, ormai pochi centimetri ci dividono.
«Indiana, calmati» ordina Elijah.
«Io sono calmissima» mormoro.
Alexandra guarda prima me e poi Elijah, fa due più due. «Sei la sua ragazza» deduce, poi fa un sorriso perfido «dovevo immaginarlo. Comunque complimenti, il tuo ragazzo scopa benissimo, mi ha fatto godere come nessuno prima d’ora. L’abbiamo fatto ovunque, ragazzina».
Elijah la guarda schifato, mentre io… be’ io semplicemente piombo su di lei. Vedo rosso fuoco davanti agli occhi, la vista si appanna, il sangue pompa nel cervello e la rabbia mi fluisce nelle vene. La scaravento a terra, con tutta la forza che ho.
Mi siedo a cavalcioni su di lei e inizio a riempirla di schiaffi. «Sei una lurida puttana!» grido a squarciagola. Lei si para con le braccia, ma io continuo a pestarla, riesco anche ad afferrarle i capelli, con l’intento di strapparglieli tutti, ma qualcuno mi afferra per i fianchi e mi tiene ferma.
«Lasciami!» urlo.
Elijah mi tiene stretta con una morsa. «No, devi calmarti, Indiana».
Scoppio a ridere. «Calmarmi? Ma l’hai sentita? È già tanto che non spacco qualcosa in testa anche a te» replico, i miei occhi fissi su quella stronza. Si sta alzando da terra con l’aiuto di un tipo. Io tento di liberarmi dalla presa di Elijah, sono troppo incazzata, voglio continuare a picchiarla, sfregiarle il viso, strapparle tutti i capelli. Lui me lo impedisce, tenendomi stretta per i fianchi mi porta fuori dal locale. Mi conduce in macchina e, nolente, lo seguo.
«Tieni, così ti calmerai un poco» mi porge una Marlboro, me la fa accendere e inizio a fumarla lentamente. Con una mano tremante mi sostengo la testa, la stizza è talmente forte da farmi tremolare.
«Non mi calmo, è inutile» sbotto come una furia.
Si passa una mano tra i capelli e si accende anche lui una sigaretta.
«È solo colpa mia, cazzo» borbotta lui.
«Sì, lo è, maledizione».
Fa un grosso respiro e mi fissa con quegli occhi intensi. «Sei incazzata con me, adesso?».
Faccio un tiro. «Sì. Cioè… no, ora tu non c’entri. È stata lei a provocare la mia rabbia, tu l’hai ignorata, come è giusto che sia, tra l’altro».
«Piccola, non voglio che questo che è successo rovini il nostro rapporto. Sai che per me quella non è niente ed è stata solo una sbandata».
«Shh, lo so. E non voglio più sentirla nominare. Ok?».
Annuisce, spegne la sigaretta e si sporge su di me, mi accarezza il viso con energia.
«Ok. Nessuno più s’intrometterà tra di noi. Te lo assicuro, bambina». Socchiudo gli occhi assorbendo il calore della sua pelle, e annuisco.
«Avvisa Liu che noi ce ne andiamo».
«Va bene». Telefono a Liu, mentre Elijah accende l’auto e parte, non si dirige verso Santa Monica ma in direzione ovest.
«Non torniamo a casa?» gli domando.
Scuote la testa. «No, voglio prima andare da un’altra parte».

Dopo circa 20 minuti, arriviamo ad Hollywood, parcheggiamo ai piedi del monte Lee e raggiungiamo la vetta dove sorge la famosa scritta. Ci siamo solo Elijah ed io perché di solito queste escursioni si fanno di mattina. Una volta in cima ci sediamo sul terriccio e ammiriamo l’enorme distesa di luci multicolori e intermittenti, la città degli Angeli ma anche delle perdizioni, il luogo delle seconde possibilità, dove tutto è possibile.
«Wow, è fantastica vista da qui» esclamo, stupefatta. Elijah mi fissa, le luci della città sono riflesse nei suoi occhi.
«Questa città è come te: bellissima, pazzesca e pericolosa. Se ci stai dentro, ti perdi, se la ammiri da lontano, ne apprezzi tutta la meraviglia».
Gli sorrido dolcemente e mi lascio avvolgere dal suo abbraccio caldo ed energico.
«Sai che ti amo, vero?» mi domanda tra i capelli, facendomi rabbrividire tutta.
«Lo so, e tu lo sai che ti amo anch’io?».
Mi bacia la guancia e il naso. «Ovvio che lo so, l’ho sempre saputo».
«Passiamo qui la notte?» propongo. Mi afferra il viso tra le mani, premendo le sue labbra calde sulle mie. «Tutto quello che vuoi, bambina».
Insieme ritorniamo giù, prendiamo dall’auto la torcia e un plaid e poi ritorniamo su per la collina. Racimoliamo dei rami secchi, li raggruppiamo, Elijah prende l’accendino e dà fuoco al legno. Ci sediamo intorno al piccolo falò per riscaldarci, lui mi abbraccia da dietro appoggiando piccoli baci sul mio collo.
«Allora, bambina? Quand’è che vuoi diventare la mia sposa?» mi chiede in modo così sexy.
Rabbrividisco e intreccio entrambi le mani alle sue. «Mmh, sai ci ho ripensato, non voglio sposarti più» scherzo.
Lui mi dà un morso sul collo e io grido. «Non pensarci nemmeno a tirarti indietro. Facciamo il mese prossimo? Così hai il tempo di avvisare Doris e gli altri».
Mi giro verso di lui e cerco i suoi occhi verdi e conturbanti. «Va bene, torniamo per una settimana ad Auburn, ci sposiamo e poi ritorniamo qui».
«Perfetto, piccola. È tutto perfetto. Ora che ne dici di darci un po’ dentro? Siamo da soli, sei seduta in mezzo alle mie cosce… bè mi è venuto duro».
Scoppio a ridere. «Sei pessimo. Comunque sì, voglio darci dentro» dico, continuando a ridacchiare.
Non mi fa nemmeno finire la frase che le sue mani si infilano sotto la mia maglietta, mi spoglia lentamente e mi fa stendere sul plaid, anche lui si libera dei suoi vestiti e mi copre con il suo corpo caldissimo. Sembra di vivere una scena da film vintage, sulla collina di Hollywood accanto al fuoco scoppiettante, il cielo stellato su di noi e l’amore più folle nei nostri cuori. Ci uniamo in modo morboso e selvaggio, Elijah si fa spazio dentro me, colmandomi di lui. Mi aggrappo al suo corpo, ricevendo tutto di lui, baci bollenti, carezze sfrenate, piccoli morsi, è un connubio di gesti e sensazioni uniche, diventiamo un unico corpo, cosa che è sempre stata… cosa che sarà per sempre.
Ci addormentiamo intrecciati e accaldati sotto le stelle, il vento caldo ci culla e la città ci guarda con i suoi infiniti occhi luminosi. Siamo indivisibili, due pezzi di vetro taglienti e fragili che uniti ritornano a brillare e a essere più forti di prima.

Scene tagliate

Ciao bellezze, ho deciso di lasciarvi la prima scena tagliata da “Sei tu il mio paradiso” così anche coloro che non hanno acquistato il cartaceo possono leggere.

 

Indiana

Mi vedo con Liu e gli altri ragazzi del corso fuori il negozio di tattoo, così in gruppo sembriamo delle persone poco raccomandabili: tatuaggi, piercing, creste e dreadlocks, in realtà siamo dei ragazzi normalissimi con la passione per il tattoo che ci accomuna. Quando arriviamo fuori al nuovo locale, il bodyguard ci impedisce di entrare, criticando il nostro aspetto. Siamo degli outsiders, senza dubbio, ma questo non vuol dire che per il nostro modo di vestire o portare i capelli non possiamo entrare. E così, inizio a discutere con il bestione, facendo valere la mia tesi.

Dopo un po’ finalmente si convince a farci entrare. I ragazzi si complimentano con me e mi offrono da bere. Ci accomodiamo su un divanetto, in quello che sembrerebbe un privé e notiamo che il locale non è del tutto adatto a noi.

È un club per figli di papà e fighetti pieni di soldi, insomma, persone che detesto a prescindere. Infatti di comune accordo decidiamo di non trattenerci per molto, giusto il tempo di consumare un paio di cocktail. Non mi sto distraendo per niente, e non mi sto nemmeno sballando. Ho bisogno di non pensare ad Elijah, di allontanarlo dalla mia testa almeno per un’ora, di questo passo sembra impossibile. Lui è inciso sulla mia pelle, risiede nel mio cuore, domina la mia mente. Non c’è niente da fare, avrà sempre il controllo su di me, anche se trascorreranno anni, anche se ci trasferissimo ai poli opposti del pianeta, le nostre vite in qualche modo sarebbero collegate.

«Ehi, guarda, è arrivato anche Tiago» esclama Liu, indicando il ragazzo. Tiago cammina verso di noi, il sorrisone spicca sempre sul suo bel viso latino.

«Buonasera, amici miei!» strepita gioioso. Viene a sedersi accanto a me, appoggiandomi il braccio sulle spalle.

«Ehi, dove eri finito?» gli chiede Liu.

Sospira appoggiando l’altro braccio sulle spalle della ragazza. «Ero da Danielle, ahimè, abbiamo rotto. Non siamo più scopamici, lei voleva di più e io no. Quindi… adios, bellissima Danielle!» esclama con fare teatrale.

Lo fisso con la coda dell’occhio. «Non fingere che non t’importi niente di lei, sotto sotto ti stavi affezionando.»

Scoppia a ridere, rubandomi il cocktail. «Ma ti pare? Io affezionando? No, Danielle era una delle tante.»

Mi riprendo il mio cocktail. «Bugiardo. Siete tutti dei pallisti voi uomini. Non riuscite mai ad ammettere quando avete torto. Che coglioni!» esclamo innervosita.

«Concordo con Indiana» s’intromette Liu, poi inizia a parlare con gli altri ragazzi del corso. Se ho inteso bene tra lei e Nick sta scattando qualcosa.

«Ma è assolutamente vero, tra Danielle e me era solo sesso» insiste Tiago.

Scuoto la testa. «Forse per te era solo sesso, a quanto pare per lei era qualcosa in più, ma tu sei troppo narcisista per capirlo» apostrofo. Ok, sono incazzata a morte con Elijah e sto sfogando su Tiago, poi si aggiunge anche l’alcol, e do il peggio di me.

«Uuuh, hai bisogno di rilassarti, chica. Sei elettrica stanotte, è successo qualcosa con Elijah?».

Gli lancio un’occhiata infuocata. «Non mi va di parlare di quel super coglione. Anzi, ho necessità di allontanarlo dai miei pensieri almeno per questa notte» urlo per sovrastare la musica.

Tiago mi riserva un’occhiata da furbacchione. «Ci penso io. Andiamo a ballare.»

«No, io non ballo.»

«Io sì invece. Vieni lì in mezzo con me e ti assicuro che scorderai Elijah per un po’». Come se fosse realmente possibile.

«Vediamo cosa sei capace di fare» lo sfido. Con un balzo si alza dal divano, trascinandomi con sé. La pista da ballo si è affollata un casino, continua ad arrivare gente, anche perché l’ingresso è free. Tiago mi afferra la mano e si fa spazio tra la folla, ci infiliamo tra due gruppetti di ragazzi e ragazze che ballano animatamente. Anche noi iniziamo a muoverci e io cerco di sgombrare la mente e farmi trasportare dalla musica house, dall’alcol che mi circola nelle vene e dal fascino di Tiago. Socchiudo gli occhi canticchiando la canzone, la gente mi spinge, i loro corpi accaldati urtano ripetutamente contro il mio, mentre le mani di Tiago vanno a stringermi i fianchi. Ci sto riuscendo, mi sto rilassando, sto allontanando Elijah dai miei pensieri, sono in una bolla d’aria lontana da tutto e tutti. È una sensazione meravigliosa e distensiva, e se fumassi anche un po’ d’erba andrebbe molto meglio.

Tiago si avvicina al mio orecchio, il suo alito è caldo. «Vado a prendere altro da bere» mormora. Annuisco senza aprire le palpebre, e continuo a fluttuare sulle note assordanti e psichedeliche che lancia il Dj. Alcuni minuti dopo mi raggiunge Liu e, se afferro bene le sue parole, mi dice che sta andando via. Le rispondo con un semplice ok e continuo ad ondeggiare, alzo le braccia in alto, sono sudata e accaldata, ma non m’importa, mi sto sballando tantissimo.

Dopo poco le mani calde di Tiago mi afferrano da dietro, sono sui miei fianchi semi scoperti, mi porge il drink e lo sorseggio piano. Maledizione, è fortissimo, mi brucia lo stomaco in modo assurdo e mi è arrivato dritto nel cranio, mi rimbomba il cervello e vedo appannato.

Mi lascio andare, era quello che volevo. Sto allontanando Elijah, mi sento di evaporare nel vero senso della parola. Tiago si struscia contro di me, sento la sua erezione in mezzo alle cosce, vuole portarmi a letto, è palese. Non mi ribello, sono troppo sbronza per farlo, e poi non sto facendo niente di male, mi sto semplicemente divertendo. Il ragazzo mi gira verso di lui, mentre la musica si fa sempre più coinvolgente e penetrante. Si spinge verso di me e le sue labbra calde arrivano sul mio collo, lo assaggia piano e io glielo lascio fare. Sono troppo annebbiata anche per far uscire dalle mie labbra un semplice no. Mi sento desiderata, dopo il tradimento di Elijah con una donna più grande, sexy e bella di me, credevo fossi un rifiuto. Tiago mi sta dimostrando il contrario. E quando la sua bocca calda bacia la mia, ne ho la conferma. La sbronza m’impedisce di ragionare, il mio cervello è come burro fuso, e presa dall’atmosfera del tutto delirante, ricambio il bacio, mi aggrappo addirittura alle sue spalle. Ma ovviamente le sue labbra non sono come quelle di Elijah. Quando bacio Elijah è tutto un altro mondo. Il ragazzo mi accenna un sorriso trionfante, poi mi afferra la mano, mi appendo al suo braccio per non cadere, e lo seguo fuori. Non so dove siamo diretti, non so cosa faremo, spero solo che domani ricorderò qualcosa di questa notte folle…